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Dalle Associazioni Locali

Notizie

Associazione di Ricerche e Studi Etruschi e Italici di Montalcino

Un territorio archeologico d'eccellenza

Tutti i reperti esposti nella Sezione Archeologica e altri ancora stipati nei magazzini sono frutto di mezzo secolo di ricerche, scavi e recuperi fatti dall'Associazione di Ricerche e Studi Etruschi e Italici di Montalcino e guidati da Ivo Caprioli e Assunto Pignattai.
L'attività archeologica ebbe inizio nel 1950, quando, dopo un incontro con il noto archeologo senese Ranuccio Bianchi Bandinelli, venne effettuata una breve campagna di scavi sul Poggio della Civitella, che permise il recupero di reperti etruschi e la definizione dell'interessante sito, unicum nell'Etruria e oggi trasformato in Parco Archeologico. Parco che comprende: un grande villaggio arcaico del VII-VI secolo a.C.,
un quartiere artigianale del VI secolo a.C. con una fornace per la fusione del ferro (ancora funzionante ma da restaurare), un sacello votivo ellenistico del V secolo a.C., una fortezza d'altura costruita nel IV secolo a.C. nella convergenza delle Lucumonie etrusche di Chiusi, Roselle e Vetulonia.
Nel 1957, all'interno di una voragine naturale nella zona di Castelnuovo dell'Abate, venne individuata la grotta sepolcrale di un esteso villaggio dell'Età del Bronzo (II millennio a.C.), da ritenersi unico nella preistoria italiana. Tra tanti reperti venuti alla luce, è da segnalare un vaso in ceramica acroma dello stile "apulo-materano", primo esemplare rinvenuto in Toscana, con due anse revolute a rocchetto che testimoniano i contatti e lo scambio di manufatti tra la Montalcino preistorica e le popolazioni della Puglia.
Nel 1959 sul Poggio Castellare, sopra l'abbazia di Sant'Antimo, fu rintracciata una cinta muraria a secco lunga circa 350 metri con i crolli di 5 torri circolari. La Soprintendenza Archeologica della Toscana dichiarò che si trattava di uno dei Castellieri più grandi, completi e interessanti dell'Italia centrale. Nello stesso anno furono nuovamente incontrati gli Etruschi lungo il Fosso del Tesoro (tra Sant'Angelo in Colle e Castelnuovo dell'Abate).
Una tomba a camera del III secolo a.C. a rito misto, incinerazione e inumazione, un ambiente semicircolare con dromos di accesso; sulla panchina nove urne in pietra a più spioventi con iscrizioni, intervallate da ciotole e orciolini in argilla, nelle vicinanze altri tumuli.
Nel 1968, in un terrazzo prospiciente l'Ombrone, fu scavata un'industria litica, una vera fabbrica di utensili in pietra lavorata mediante percussione e ritocco. Con la Società Archeologica Oblatio di Como furono recuperati oltre 2.000 pezzi in selce rossa, marrone, grigia e bianca. Erano grattatoi e raschiatori per macellare e conciare le pelli, punte di freccia e lame affilate indispensabili per la caccia, bulini e denticolati per incidere e forare il legno.
Risalendo la collina fu ritrovata, nel bosco dell'Albigiana, una bellissima amigdala in diaspro rosso venato, ossia un'ascia in pietra a punta e taglio, il primo strumento fabbricato dall'uomo. Negli anni seguenti, assistiti dalla fortuna, da tanta pazienza e dalla collaborazione di Bruno Rabissi, furono recuperate altre due amigdale che, nella musealizzazione, costituiranno una "triade preziosa" che pochi musei possono vantare.
Nel 1966, durante i lavori di rimboschimento nella zona demaniale lungo il fosso del Dragone, venne alla luce un sepolcreto romano di Età Augustea, con tombe alla cappuccina per il rito funebre dell'incinerazione. Per circa 2 chilometri furono trovate decine di piccole sepolture a capanna: orcioli interrati, contenenti le ceneri, coperti con tre grossi embrici a mo' di tetto, a protezione degli oggetti offerti al defunto. Tra l'ammasso dei frammenti fu ritrovata una patera in ceramica rossa decorata a cerchi concentrici con al centro un cartiglio recante la scritta "C. VOLUSENI OPTATUS", una boccetta di vetro azzurro e un'ampolla in vetro verde.
Completano la presenza romana sul territorio 27 siti e attestazioni, comprendenti sepolture, luoghi di culto, ville, strade e fornaci prevalentemente dislocati nella zona di Sant'Angelo in Colle, Villa a Sesta, Brizio e anche altri luoghi dentro le mura cittadine della Montalcino medievale.
Per l'Associazione di Ricerche e Studi Etruschi e Italici di Montalcino
Ivo Caprioli
Assunto Pignattai

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“ Libertas Sant'Antimo “

Una grande croce sul Poggio d'Arna all'Abbazia di S.Antimo

Con una grande croce alta quindici metri che si slancia sopra le chiome dei cerri e dei lecci che ricoprono Poggio d'Arna, si è voluto ricordare il 1220° anniversario della posa della prima pietra dell'Abbazia di Sant'Antimo a Castelnuovo dell'Abate che, secondo la tradizione, fu fondata da Carlo Magno nell'anno 781 d.c. Le fonti storiche dell'epoca dicono che il potente sovrano intese in tal modo manifestare la sua riconoscenza e la sua religiosità in segno di ringraziamento per la fine dell'epidemia che stava decimando il suo esercito nel viaggio di ritorno da Roma dove, dalle mani del Papa Adriano I° (772-795 ), aveva ricevuto in dono alcune reliquie dei Santi martiri Antimo e Sebastiano. L'Abbazia benedettina di Sant'Antimo è oggi uno dei monumenti nazionali più apprezzati e conosciuti dell'Alto Medio Evo. Fulgido esempio dello stile romanico-borgognone-cluniacense-cistercense si erge in splendida solitudine in una vallata, detta valle dello Starcia dal torrente che la percorre confluendo poi nel fiume Orcia. La valle è circondata da colline: a sud quella di Castelnuovo dell'Abate (m. 389), ad est il Poggio di Sopra (m.421), a nord il Poggio Castellare (m. 484) e ad ovest il Poggio d'Arna (m.530).cima di quest'ultimo, a commemorazione del 1220° anno della fondazione dell'Abbazia, l'Associazione Culturale “ Libertas Sant'Antimo “ di Castelnuovo dell'Abate ha eretto una grande croce alta 15 metri realizzata in legno lamellare. La croce è stata ancorata a terra tramite un plinto di fondazione in cemento armato sopra il quale è stato realizzato un basamento in pietra locale - di Castelnuovo dell'Abate - grossolanamente squadrato e murato ad opera incerta. Poggio d'Arna offre un bellissimo panorama: sull'Abbazia di Sant'Antimo, sul colle di Castelnuovo dell'Abate, sulla valle dello Starcia, sulla Val d'Orcia e sul Monte Amiata senese e grossetano.
L'opera è stata realizzata con l'aiuto della FONDAZIONE MONTE DEI PASCHI DI SIENA.

Cortonesi Rolando
Presidente Associazione “ Libertas Sant'Antimo “

                                                            

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Gare anno 2009

2-3 Maggio                       Doppio FITA
16 Agosto                                     FITA
20 Settembre      H+F per non deambulanti
21 Settembre                                        H+F

                            





 
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