Musei  
  Il Museo Civico e Diocesano d'Arte Sacra
   

 

 

Museo Civico e Diocesano d’Arte Sacra
(Musei Riuniti - Civico, Diocesano e Archeologico)
Ex Seminario di S.Agostino, Via Ricasoli
Tel. 0577/846014 - Fax: 0577/849321
Orario da gennaio a marzo: dalle ore 10 alle 13 e dalle 14 alle 16. Orario da aprile a dicembre: dalle ore 10 alle ore 18. Chiuso il lunedi
Ingresso: L.8.000; riduzione per gruppi: L.5.000; riduzione per scuole: L. 3.500. Gruppi su appuntamento.

La struttura museale, che riunisce due entità museografiche, il Museo Civico e il Museo Diocesano d’Arte Sacra, trova spazio dal 1997 negli antichi locali dell’ex Convento di Sant’Agostino. Il Museo Civico si era formato alla fine del secolo scorso, raggruppando opere provenienti dalla chiesa di San Francesco e dall’antico Palazzo Comunale. Venne ristrutturato ed inaugurato nel 1958. Il Museo Diocesano, avendo reso permanente il cospicuo patrimonio artistico raccolto per la Mostra di Arte Sacra, tenutasi a Montalcino nel 1925, fu definitivamente inaugurato nel 1953. Problemi di conservazione delle opere, necessità di rispettare nuovi criteri museografici, esigenze di ampliare gli spazi espositivi, urgenza di ricoverarvi nuove opere provenienti da monumenti e luoghi di culto non più sicuri, suggerirono negli anni ’80 del secolo scorso, la generale ristrutturazione dei musei unificati. Il Museo Civico e Diocesano di Montalcino è uno dei più importanti musei d’arte medievale e moderna della Provincia di Siena, fa parte del Circuito dei Musei Senesi, assolutamente da non perdere la sua visita. Collocato su tre piani conta 12 sale aperte al pubblico contenenti quasi 200 opere d’arte, divise in sculture, tavole e tele dipinte, affreschi, paramenti sacri, codici miniati, ceramiche, oreficeria ed arredi sacri. La collezione offre una panoramica ampia ed organica della produzione artistica senese, dal medioevo al novecento storico, di questo importante centro toscano. Un trittico ed un polittico documentano che l’influenza del grande caposcuola Duccio di Buoninsegna fu molto avvertita, anche quando personalità del calibro di Simone Martini e dei fratelli Pietro ed Ambrogio Lorenzetti mostravano più moderne soluzioni. Di Simone Martini è presente una Madonna col Bambino, mentre un San Pietro ed un San Paolo si dichiarano dell’ultima maniera di Ambrogio Lorenzetti. La generazione che superò la Peste Nera del 1348 è rappresentata da Luca di Tommè in una bellissima Madonna col Bambino e dal “Maestro di Panzano” in una Madonna col Bambino e Santi ed in modo particolare dal grande Bartolo di Fredi che svolse un’intensa attività per le chiese di Montalcino. Spicca indiscusso il suo complesso e grandioso polittico dedicato all’Incoronazione della Madonna  ed alle storie della sua vita. Quest’opera, firmata e datata 1388, viene per la prima volta ricomposta, riunendo tavole del museo ilcinese con tavole che dall’ottocento erano state trasferite presso l’Accademia delle Belle Arti di Siena. Anche l’arte tardo-gotica è ben rappresentata da una raffinata Madonna col Bambino e Angeli di Sano di Pietro e da un’altra di Giovanni di Paolo. La nuova pittura rinascimentale fiorentina si riflette in una Maestà del Vecchietta. Per il cinquecento, i modi del Sodoma sono riconoscibili in una raffinata Crocifissione di Giovanni di Lorenzo e una Madonna della Misericordia del sangimignanese Vincenzo Tamagni rivela qualche riflesso della maniera di Raffaello, mentre la bizzarria e la grazia del Beccafumi si ritrovano in una grande tavola raffigurante la Sacra Famiglia con San Francesco del suo più bravo allievo Marco Pino. Sempre per il cinquecento da segnalare un bellissimo gruppo di sculture Robbiane: San Sebastiano; Pala d’altare con Madonna, Bambino e Santi e una deliziosa Ghirlanda, opere di Andrea della Robbia e Bottega. Di particolare importanza per il Museo è il cospicuo nucleo di scultura lignea policroma, considerato uno dei più importanti d’Italia. I modi forti ed espressivi di Giovanni Pisano si riflettono in una Madonna col Bambino, un piccolo Crocifisso dai tratti sottili ed eleganti si dimostra come un prodotto di Giovanni d’Agostino, grande scultore ed architetto del Duomo di Siena, che nelle sculture seppe tradurre le sofisticate figurazioni di Simone Martini. Attestano  l’alto livello dei maestri di legname senesi della seconda metà del 1300 due gruppi dell’Annunciazione ed alcuni Crocefissi. La stagione della scultura tardo-gotica è invece rappresentata da un San Giovanni Battista dell’orafo-scultore senese Giovanni di Turino, che si dimostrò un fedele seguace del fiorentino Lorenzo Ghiberti, nonché due figure intagliate di Francesco di Valdambrino: un’imponente San Pietro in cattedra ed un tenero Crocefisso che segna l’apice di questo gentile e raffinato scultore, amico e collaboratore di Jacopo della Quercia. Altri dipinti e sculture documentano la produzione del XVI e XVII sec. Il Museo conserva pure un’eccezionale collezione di quarantanove boccali, un albarello ed una giara in maiolica arcaica, prodotti localmente fra la fine del 1200 e gli inizi del 1300., una raccolta di paramenti sacri e di oreficeria dal XVI al XVIII sec. e codici finemente miniati: due volumi della Bibbia Atlantica che sembra provenire - anche se senza fondamento documentario - dall’Abbazia di Sant’Antimo e due Antifonari (XIV - XV sec.); due quadri d’inizio ‘900 del pittore e fotografo Arturo Luciani illustre cittadino montalcinese: l’Approdo dei Missionari fra gli indigeni del Rio delle Amazzoni e la Vaccinazione nella campagna senese; dove l’artista seppe coniugare la lezione dei puristi Luigi Mussini ed Alessandro Franchi con la via del realismo dei Macchiaioli. Infine, anche se non per ultima come valore, merita di essere citata tra le opere d’arte conservate in questo bellissimo “contenitore”, una Croce dipinta, della fine del XII secolo, reliquia rarissima nel territorio senese, proveniente dall’Abbazia di Sant’Antimo. Altre opere d’arte, sculture, quadri ed affreschi sono conservati nel deposito del Museo stesso; la ricostruzione totale del complesso decorativo ilcinese nel luogo e nello spazio adeguato sarà possibile con la riapertura, non appena ultimato il restauro, della chiesa di Sant’Agostino, che farà parte del percorso museale.

 Fa parte del Museo la SEZIONE ARCHEOLOGICA  

 Il territorio ilcinese, in campo archeologico, risulta abitato fin dall’età Paleolitica e Neolitica, come attesta il ritrovamento di una “Industria Litica” che ha conservato oltre duemila utensili in pietra. L’Età del Bronzo è presente con un villaggio (II° millennio a.C.) dotato di ripari per le capanne ed una grotta sepolcrale. Regolari scavi hanno restituito interessanti reperti ceramici appartenenti a vasellame da mensa e da cucina finemente decorati. La successiva Età del Ferro ha lasciato tracce di castellieri protostorici e sporadiche presenze attestanti la vita sino alla Civiltà Villanoviana. La Civiltà etrusca ha costellato il territorio di semplici tombe a camera; dai corredi funebri sono state recuperate ceramiche, anche in bucchero, utensili e ornamenti. I Romani, subentrati agli Etruschi, hanno lasciato, non solo nel territorio, ma anche nell’attuale centro storico resti di abitazioni, di sepolture e testimonianze di vita. Il consistente patrimonio archeologico, recuperato anche grazie ad una costante attività di volontariato, è conservato nella Sezione Archeologica del Museo Civico e Diocesano, momentaneamente chiusa ma in avanzata fase di realizzazione. Questa Sezione già preesistente dal 1958 era originariamente ubicata all’interno del nuovo Palazzo Comunale in Piazza Cavour.

Il Museo, all’interno del quale si potrà ripercorrere la storia archeologica ilcinese dalla preistoria  al periodo etrusco e romano fino al medioevo, accoglierà una raccolta di utensili in pietra, tra cui le pietre del Castelliere preistorico italico del colle Poggio Castellari, urne in pietra fetida e vari reperti del deposito preistorico di Castelnuovo dell’Abate (punte di freccia, amigdala, bulini, raschiatoi). Faranno parte della collezione anche le Ossa di un deposito sepolcrale dell’età del Bronzo. Ricchi e numerosi i reperti del periodo etrusco (ciotole, orioli, anfore, oinochoe e kylix) provenienti da ritrovamenti in varie località intorno Montalcino, tra cui Poggio della Civitella e da tombe rinvenute nella zona. Tra queste l’intero corredo della Tomba detta Fossa del Tesoro di Sant’Angelo in Colle ed alcuni arredi della Buca di Sant’Antimo del IV – III sec a.C. (orecchini, fuseruole, strigili, ciotole, affilatoi). Inoltre si potranno ammirare, reperti del periodo romano, anfore in terracotta del periodo barbarico (VI-VII sec.).