Fuori le mura

 

 

. "Montalcino-Le Prata-Romitorio-Castelgiocondo-S.Michele-Castiglione del Bosco-Badia Ardenga-Montosoli-Montalcino"

 

 

Da Montalcino prendiamo la SP.14. (Traversa dei Monti). Dopo 2,7 Km, all'altezza dell'incrocio per Castiglion del Bosco, giriamo a destra e dopo altri 900 metri circa lasciamo l'asfalto e continuiamo per la SP.103 (la strada è a sterro). A poca distanza dall'incrocio scorgiamo, a sinistra, la ottocentesca Villa Le Prata; l'interessante edificio è a pianta quadrata. Poco più avanti, a destra, il bel podere Rogarelli (restaurato); dopo un chilometro e mezzo sulla sinistra scorgiamo un suggestivo viale di cipressi che porta all'equilibrata struttura architettonica di Villa Zucca, anch'essa a pianta quadrata, costruita sulla sommità di una collina. (Km. 33).

Il Romitorio (Km.5,5) Dopo cinque chilometri e mezzo, sulla destra, troviamo un cartello turistico, che indica il castello del Romitorio. La notevole mole domina dall'alto la sottostante valle dell'Ombrone. Il Romitorio, costruito probabilmente nel XII secolo, non sembra aver subito manomissioni tali da trasformare l'antico assetto. Lo schema planimetrico della struttura a pianta quadrata e tipico dei fortilizi medioevali; quattro sono le torri angolari ed una di queste contiene la scala d'accesso ai piani superiori. Il basamento a scarpa, l'ampio spessore delle mura e le numerose feritoie non lasciano dubbi sulla sua funzione difensiva. Rispetto alle altre costruzioni militari il castello non presenta particolari attenzioni estetiche (le finestre senza cornice sono dei semplici fori a forma rettangolare), segno forse di una forma costruttiva che badava solo all'utilizzo militare. Esternamente alle mura notiamo una piccola chiesa costruita nel XIX secolo. Ritornati sulla strada principale continuiamo a sinistra per due chilometri fino a Castelgiocondo.

Castelgiocondo (Km.2) Castelgiocondo è un antico fortilizio che risale probabilmente al XII secolo. Nella cronaca dell'assedio di Montalcino (1553) Castelgiocondo viene citato tra i castelli di confino posti a sorveglianza del territorio. L'edificio ha subito nel tempo alcuni drastici interventi di ristrutturazione che ne hanno modificato l'originale aspetto. Nel primo cortile notiamo la cappella della Vergine Assunta, restaurata in stile neoclassico. Nella facciata il semplice portale e l'occhio sovrastante sono in travertino, in alto a destra notiamo il piccolo campanile a vela. A lato della cappella c'è l'ingresso al cortile interno; vediamo alcuni elementi architettonici riconducibili all'antica fortezza: il basamento a scarpa e una torre quadrata. L'ultimo intervento di restauro del XIX secolo è individuabile sia nelle bifore che nelle merlature. Tornati indietro continuiamo il nostro itinerario in direzione Buonconvento alla volta della Pieve di S.Michele. Non esiste alcuna indicazione turistica in prossimità del bivio che ci conduce alla Pieve, perciò sarà utile tenere conto della segnalazione chilometrica (Km. 2,4 dal bivio di Castelgiocondo) e l'avvistamento di una torre antincendio che si erge dalla fitta boscaglia: è il segnale che stiamo per giungere alla deviazione per S.Michele.

Pieve di S.Michele (Km.2,4) Al bivio giriamo a sinistra per la strada del Bugatto o del Demanio, percorso un chilometro circa arriviamo all'unico ampio spazio finora incontrato. Lasciamo l'automobile nello slargo, a sinistra, e ci immettiamo nella piccola piazzola a destra della strada appena lasciata. Imboccheremo il secondo sentiero che ci appare sulla destra e, dopo cento metri (poco prima di arrivare alla strada sottostante) a destra, vediamo la torre e la porta d'accesso dell'antica struttura di S.Michele, in gran parte coperta di rovi. La piccola e cadente struttura fu edificata e successivamente fortificata in epoca longobarda. Alcuni elementi costruttivi dell'antico forte sono visibili nell'alto torrione, come le strette feritoie ed una finestra ad arco. In cima alla torre si intravedono ancora le mensole in pietra dove poggiava la probabile merlatura. L'interno è per tre quarti franato. L'originaria copertura era ripartita in quattro campate e della volta a crociera che copriva il vano, sono ancora visibili i resti dell'impostazione. La struttura non è bene identificabile: monastero o residenza militare? Di certo sappiamo che fu distrutta dai Senesi nel 1369. Ripercorriamo il sentiero e torniamo sulla strada fino al bivio di partenza (Bugatto), da qui giriamo a sinistra e dopo due chilometri arriveremo a Castiglione del Bosco.

Castiglione del Bosco (Km.2) Il piccolo borgo di Castiglione del Bosco (che nel Trecento si chiamava Castiglion d'Ombrone per la vicinanza all'omonimo fiume), sorge in un'area probabilmente abitata dagli etruschi e dai romani. Alcuni studiosi sostengono che la pieve di S.Angelo Abbolenis, citata in un documento del 715, sia da identificare con la pieve di S.Arcangelo di Castiglione del Bosco. Nel 1208, il castello viene annoverato tra le fortificazioni soggette ad una tassa straordinaria da versare al Comune di Siena. Nel 1209, Siena affida all'aristocratico Giacomo Ildebrando il compito di gestire il castello in sua vece. Successivamente Castiglione fu più volte contesa da chi ne vantava il possesso: nel 1318 il senese Giampaolo Galleroni si proclamò signore della fortezza. Nel 1337 i Salimbeni acquistarono il castello già occupato dalla milizia del Vescovo Donsdeo Malevolte che ne accampava diritti. Solo dopo una feroce battaglia fu riconosciuta la famiglia Salimbeni come leggittima proprietaria. Un'altra sanguinosa battaglia si ebbe in questo luogo dopo appena pochi anni: nel 1369 i soldati senesi assalirono il castello con l'intento di uccidere un gruppo di ribelli del partito dei Nove che qui si era rifugiato. La furia devastatrice dell'esercito senese fu tale che alla fine dello scontro il fortilizio aveva subito gravissimi danni. Le uniche strutture riferibili all'antico castello restano attualmente, oltre al basamento a scarpa della Rocca, la torre in pietra, in parte crollata, e il lungo tracciato di mura, inglobato, come fondamenta, in una villa in stile neoclassico. Oggi il tutto è immerso in un silenzioso parco di gusto romantico. Ai piedi della scalinata, da cui si accede alla fortezza, c'è la piccola e rimaneggiata chiesa di S.Michele a pianta rettangolare, di probabile origine romanica. Il campanile a doppia vela e stato realizzato nel Settecento. All'interno c'e un affresco raffigurante l'Annunciazione e sei Santi opera di Pietro Lorenzetti (1280-1345 c.a.). Uscendo da Castiglione del Bosco proseguiamo, a destra, per Badia Ardenga. Dopo aver percorso un chilometro e mezzo circa, arriviamo in un tratto di strada costeggiato da cipressi; la zona non ha cartelli indicatori per cui seguiamo come riferimento l'indicatore stradale (colonnino ANAS) che segnala 4,3 Km. Al successivo bivio giriamo a destra e continuiamo per una strada dissestata che lambisce alcuni poderi costruiti con la caratteristica pietra locale. Alla diramazione della strada continuiamo a destra e giungiamo a Badia Ardenga.

Badia Ardenga (Km.2) Antica Abbazia dei monaci Vallombrosani, fu fondata - secondo una tradizione - nell'XI secolo dai Conti dell'Ardenga. Il nucleo monastico (chiesa e convento) viene ricordato in un documento del 24 agosto 1213 per aver dato ospitalità all'Imperatore Arrigo VI. Due anni più tardi l'intera struttura di Badia Ardenga viene raffigurata in un paliotto (antico paramento che copre la parte anteriore di un'altare) romanico, oggi nella Pinacoteca senese. Nel Trecento l'Abbazia fu sede di Comune e sottomessa a Siena. L'importante complesso monastico fu soppresso da Papa Pio II nel 1462 e le enormi ricchezze, da questi accumulate nei secoli, vennero dal Papa variamente distribuite. Nell'antichità la Badia fu frequentemente visitata da Papi e Imperatori, probabilmente perchè si avvaleva della vicinanza alla via francigena, importante asse viario del XIV secolo. Attualmente l'edificio si presenta molto rimaneggiato dagli interventi che ne hanno modificato l'impianto. Dell'originale Abbazia non rimangono che due dei quattro lati. L'impianto planimetrico ad "L" presenta un cortile interno e un loggiato da cui si accede da una scala esterna. Sul lato destro il portico tamponato segna il perimetro dell'antico chiostro del monastero. In alto e visibile il semplice ma articolato campanile a vela con trifore su colonnette e capitello. Andando verso il lato corto dell'edificio, arriviamo all'ingresso dell'antica chiesa. Nella facciata, il semplice portale ha gli stipiti in travertino chiaro e traslucido (quasi onice) e nelle mensole e nell'architrave sono presenti alcune decorazioni paleocristiane. In alto, lateralmente all'accesso della chiesa, e visibile lo stemma degli Ardenghi. Sul lato sinistro vediamo cinque strette finestre ed, appena sotto, i segni di antiche aperture tamponate. Nel retro della chiesa notiamo che il paramento murario, molto rimaneggiato, presenta alcuni elementi decorativi: capitelli e colonne che, in modo maldestro, sono stati amalgamati negli interventi costruttivi successivi. L'interno è ad una navata; la chiesa, benchè rimaneggiata, presenta alcuni capitelli riccamente impostati che da soli bastano a testimoniare l'ideale estetico-artistico degli antichi monaci. L'elemento che evidenzia il trascorso sfarzo di questo monastero e la piccola, ma preziosa cripta formata originariamente da sette piccole navate. Oggi alcune di queste Sono state tamponate per utilizzare lo spazio chiuso ad uso agricolo. L'accesso alla cripta e ubicato a destra dell'altare maggiore. (Per visitare la chiesa rivolgersi ai responsabili che gestiscono la struttura e che abitano vicino). Tornati al bivio da cui siamo arrivati, giriamo a sinistra. Lungo il percorso che ci porterà alla villa di Montosoli, notiamo a sinistra il podere Gasato. Quest'ultimo nel 1592 era annoverato tra quei poderi tenuti a pagare le decime alla chiesa di S. Egidio in Montalcino. Dopo vari passaggi, divenne nel XVIII sec. di proprietà dell'Ospedale di Santa Maria alla Croce. In cima ad una ripida salita dopo aver percorso due chilometri, troviamo sulla destra la villa Montosoli.

Villa Montosoli (Km.2) La Villa di Montosoli è probabilmente sorta sui resti di un antico fortilizio medioevale. L'edificio, che fa parte di una proprietà agricola, conserva intatto il carattere antico. L'impianto planimetrico a "C" del fabbricato delimita un cortile interno. Dei due edifici che avanzano dalla facciata del palazzo con portico e loggia, uno è riservato ai servizi, mentre l'altro comprende una piccola chiesa che si affaccia sulla strada. Chiude l'edificio un quarto muro al centro del quale si apre un portale ad arco, sovrastato da due iscrizioni: la prima riporta il nome del committente Giulio Tuti e lo stemma di famiglia e l'altra l'anno di costruzione, 1535. Nella facciata il bel portico ha pilastri in cotto e capitelli in pietra; la sovrastante loggia è affrescata. L'elegante armonia architettonica di questa villa ed il disegno geometrico dell'edificio mostrano la mano e l'esperienza del famoso architetto cinquecentesco Baldassarre Peruzzi. Allo stesso artista vengono attribuiti gli affreschi all'interno del salone del piano nobile, alquanto rimaneggiati nell'Ottocento. Anche il giardino all'italiana, elaborato dallo stesso artista, probabilmente su disegno del giardino di "Poggio Reale", presenta interessanti e complessi giochi geometrici. Arrivati sulla Strada Provinciale n.45, senza ulteriori soste, raggiungeremo Montalcino.

 

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