Fuori le mura

 

 

 "Montalcino-Camigliano-Poggio alle Mura-S.Angelo Scalo-Castello di Argiano-Villa Argiano-Tavernelle-Santa Restituta-Montalcino"

 

 

Da Montalcino si prende la SP.n.14 (Traversa dei Monti); dopo 2,7 chilometri, all'altezza dell'incrocio per Santa Restituta e Poggio alle Mura, giriamo a destra, proseguendo per 900 metri, e al successivo incrocio giriamo a sinistra per la SP.n.117 (la Maremmana): la strada è sterrata (Km. 36).

Camigliano (Km. 11,5) Percorsi undici chilometri e mezzo, arriviamo a Camigliano, che è un tipico borgo medioevale, già ricordato in documenti del X secolo. L'antico castello, nel 1268, fu concesso in Feudo da Carlo d'Angiò a Jacopo Tolomei, ma verso la fine del secolo fu conquistato dai Senesi; nel 1333 il borgo fu assalito e saccheggiato dai Pisani. Successivamente Camigliano divenne fattoria dell'Ospedale di Santa Maria della Scala, come attestano alcuni stemmi posti alle facciate delle case. Dell'originaria cinta muraria è rimasto ben poco: la porta d'accesso e dei muretti in rovina. Il piccolo borgo si sviluppò intorno all'antica villa che mostra le forti ristrutturazioni ottocentesche. Pregevoli sono le due piazze comunicanti tra loro tramite sottopassi. La Piazzetta dell'Arca, con la sua cisterna posta al centro, è il cuore del borgo; nell'altra notiamo la piccola chiesa canonica dedicata ai SS. Biagia e Donata. L'interno presenta un impianto ad un'unica navata senza abside; le tele che qui si conservano sono di autore ignoto. Della probabile origine romanica della chiesa rimangono solo alcuni rozzi bassorilievi pasti sul portale laterale; da notare inoltre il campanile, di forma quadrata, con doppia vela in laterizio del XVII secolo e la facciata in travertino che ha un portale e il sovrastante occhio in laterizio. Va segnalato, infine, che a Camigliano, nella prima domenica di ottobre, ha luogo la tradizionale Sagra del Galletto. Usciti dal borgo, affrontiamo una ripida discesa, in direzione di Poggio alle Mura; dopo un chilometro, giunti ad una deviazione, girare a destra.

S.Sigismondo (m.500) A cinquecento metri sulla sinistra ci fermiamo per ammirare la pieve romanica di S.Sigismondo. La chiesetta è a pianta rettangolare con abside circolare. Da notare sulla facciata due aggiunte laterali evidenziate dalla diversità cromatica della pietra. Sopra il portale d'accesso alla chiesa vi è una edicola gotica sormontata da un occhio circolare. Il campanile, a vela, è sostenuto da un pilastro con fasce in laterizio e pietra con cornice finale. Al di sopra di questo si eleva una interessante struttura in ferro battuto che alloggia le due piccole campane. Su un lato della chiesa alcuni edifici, un tempo attinenti alla stessa, sono stati adattati e convertiti in case coloniche. Ripreso il cammino in direzione di Poggio alle Mura, arriviamo nell'ampio parcheggio posto in un terrazzamento inferiore al castello.

Poggio alle Mura (Castello Banfi) (Km. L) Il Castello di Poggio alle Mura fu costruito, secondo alcuni, nell'VIII secolo dai Longobardi; in realtà le notizie certe che abbiamo lo fanno risalire all'XI secolo. Fu ampliato nel 1261 in seguito alla battaglia di Monteaperti. Confiscato dallo stato senese nel XV secolo, diventò in un primo momento presidio militare della repubblica. Venne poi dato in gestione allo Spedale di Santa Maria della Scala. Infine, nel 1531, l'edificio fu restituito alla nobile famiglia dei Placidi, antichi proprietari. La struttura architettonica è di forma quadrata molto compatta ed ha il basamento a scarpa; è composta da due cortili interni e da una bella torre merlata. Con l'uso delle armi da fuoco le antiche feritoie vennero allargate per l'utilizzo delle colubrine. Superata una breve rampa, siamo all'interno del primo cortile del castello, risalente al XV secolo. La pavimentazione in cotto è realizzata a spina di pesce. Alcuni lavori di restauro, operati nella corte, risalgono al 1629, come si legge da una lapide posta sopra l'ingresso. Il quattrocentesco loggiato a basse arcate poggia su pilastri ottagonali; qui, a sinistra, vediamo la scala d'accesso all'antica residenza del comandante della guarnigione; sul lato opposto troviamo l'ingresso al Museo Storico del Vetro e della Bottiglia "J.F. Mariani". Sul lato destro del castello, un edificio è adibito alla degustazione dei vini ed esposizione di prodotti locali. Tornati a1 parcheggio e ripercorso un lungo via1e di cipressi, in piena curva, notiamo la chiesa dell'Amorosa. La piccola e semplice struttura in pietra e abbellita, oltre che dall'abside circolare, da due piccole cappelle anch'esse semicircolari e da un basso muro in pietra che racchiude il fronte principa1e dell'edificio. Giunti all'incrocio giriamo a destra per S.Angelo Scalo; arrivati sulla SP.n.14 giriamo a sinistra, per Montalcino; percorsi tre chilometri circa, giriamo ancora a sinistra, verso la tenuta agricola di Argiano (strada sterrata).

Molino Ricci (m.400) Dopo quattrocento metri, all'altezza del ponte sul fosso Raunate, una stradina sulla sinistra ci conduce al Molino Ricci, già attivo nel Medioevo. L'attuale edificio, abbandonato e in rovina, è stato restaurato nel XVII secolo. Infatti, sono di quest'epoca le rifiniture in laterizio del portale e della cornice, del sottotetto e delle bifore della colombaia. Tornati indietro ed attraversato il ponte, proseguiamo per un tratto in salita fino al bivio; a sinistra vediamo il Castello di Argiano. (Chiedere il permesso per entrare: è proprietà privata).

Castello di Argiano (m.500) II minuscolo borgo potrebbe essersi sviluppato già in epoca romana. Il Castello, citato in un documento di Ludovico il Pio (778-840), viene elencato, nel 1208, tra quelle località tenute a versare una imposta straordinaria a Siena; successivamente, nel 1438, fu aggregato direttamente al contado senese. Dell'antico Castello vediamo ancora il solitario torrione del cassero e alcune pareti sbrecciate e miseramente franate. All'interno della corte le continue manomissioni operate nei secoli non danno la possibilità di leggere l'antica organizzazione dello spazio. Dell'attigua Pieve di S.Pancrazio, viste le tante modifiche apportate, non è possibile dare un giudizio stilistico. Nell'antico borgo aleggia ancora oggi un alone di mistero e di suggestione, accresciuti dalla rigogliosa natura circostante.

Villa Pieri ad Argiano (m.500) Dopo cinquecento metri percorsi in leggera salita, troviamo sulla sinistra la villa di Argiano. L'edificio è un bell'esempio di abitazione signorile cinquecentesca. Commissionata da Giovanni Pecci, fu realizzata tra il 1581 e il 1596. L'edificio ed i vari possedimenti attigui passarono successivamente ai Tolomei-Chigi. L'impianto dell'edificio presenta una impostazione planimetrica simile ad alcune Ville Medicee; ed è proprio ad una di queste (Villa la Peggio ubicata nei pressi di Grassina, opera del Buontalenti), che il Pecci sembra si sia ispirato per la realizzazione del suo progetto. L'armonioso edificio è a pianta a "C". Si accede al cortile interno da un portone posto al centro di un alto muro. Nella corte interna, pavimentata in cotto, si affacciano due loggiati sovrapposti con archi a tutto sesto; due bracci laterali chiudono la struttura. Nel retro della villa, si può notare una piccola cappella con abside circolare ed un campanile a vela; accanto alla chiesa, basse costruzioni adibite a cantine e un bel giardino all'italiana. Il paesaggio, nel tratto di strada che ci attende per Santa Restituta, presenta I'esempio tipico delle modifiche operate dall'uomo sulla natura. Infatti, le passate colture seminative e arboree, hanno lasciato il posto all'intensa produzione vitivinicola del famoso Brunello di Montalcino. Tra le case coloniche più belle che incontriamo, segnaliamo: a sinistra il Lambertino, a destra la Fornace ed ancora a destra il Lambertone. Gli edifici, in contrasto con i toni della natura circostante, sono di colore scuro tipico delle pietre locali con cui sono stati costruiti. Giunti al bivio si prosegue deviando sulla destra per il piccolo borgo di Tavernelle. Qui, in semplici abitazioni rurali, vivono poco più di trenta famiglie in gran parte occupate nell’attività agricola. Acconto ad una piccola chiesa c’è un bar dove si può sostare prima di proseguire l’itinerario.

La Pieve di Santa Restituta (m.500) Proseguendo per la strada che conduce a Montalcino, dopo cinquecento metri, un cartello turistico ci segnala la Pieve di Santa Restituta. Già conosciuta nell'anno 650, viene più volte nominata in documenti contenenti diatribe sui confini delle giurisdizioni dei Vescovi di Siena ed Arezzo. Non abbiamo conoscenza della grandezza e della forma della precedente chiesa altomedievale, riteniamo tuttavia che l'attuale pieve romanica a tre navate sia databile attorno al XII secolo, come attesta l'iscrizione scolpita su una pietra della facciata; fu consacrata, dall'allora Vescovo di Arezzo, Mauro, nel 1140. Entrò a far parte della diocesi di Montalcino nel 1462 con bolla papale di Pio II. La chiesa, dopo aver subito varie manomissioni nel corso dei secoli, fu ulteriormente restaurata verso la metà dell'Ottocento; delle tre navate si è conservata solo quella centrale, la navata di destra inglobata nell'edificio accanto alla chiesa, ridimensiona la facciata stessa modificandone così l'aspetto originario. Ritornati alla strada proseguiamo in direzione Montalcino.

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